“Cara Rinuccia mia”: la bellissima lettera di Giorgio Caproni alla moglie

dal Campo, 17 aprile 1941

Cara Rinuccia mia,
ti mando un fiorellino colto in questi boschi stamani. Ti penso sempre con grandissima nostalgia. Sopporto con gioia il mio sacrificio presente, perchè mi pare di spartire così con te il sacrificio tuo, della tua gravidanza.
Stai buona e prega per noi. Il Signore ci riunirà presto, e pensa che presto riprenderemo la nostra vita romana, uniti per sempre e senza più preoccupazioni.
Io faccio la vita aspra dei soldati veri, non imboscati negli uffici.
Quando mi sentirò stanco penserò a te, al tuo sacrificio, e ritroverò la mia forza.
Conservami tutta la posta che ricevi. Mi dirai solo chi mi scrive e cosa mi dicono. Mi raccomando Silvana. Dille che si ricordi sempre del suo papà, e che se sta buona quando tornerà faremo ancora il “ballo”.
Non ti agitare e non ti preoccupare. Continua la tua cura, e informati del parto, per la clinica. Vai con l’Adelina, subito, dall’ostetrico, e scrivimi ogni giorno (non cartoline, però: magari biglietti postali). Qui non leggo neppure il giornale, perciò la tua posta mi farà grandissimo piacere e mi terrà un pò di compagnia. Tu non far caso se ti scrivo di rado: credo di non trovar tutti i giorni il tempo e…i francobolli.
Aspetto dunque che tu mi dica tante tante tante cose. Ti abbraccio insieme a pupo e a Silvana col bene immenso che sai.
Tuo aff.mo
Giorgio.
(Giorgio Caproni, Amore com’è ferito il secolo, Manni ed. Ph Alfred Eisenstaedt)

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